Vita quotidiana di una segretaria "fuori dal comune"...
FIGURE DI MENTA “NATURE” 1 di…troppe!
…e meno male che non mi impegno…
Ci sono periodi nella vita nei quali tu ti sforzi a evitare il più possibile figuracce più o meno impegnative, momenti imbarazzanti et alia con il tuo capo.
Ecco, in quei momenti sarebbe proprio il caso di non pensarci. Perché più ci pensi, più le figure di menta sono assolute, gigantesche, totali. E più cerchi di rimediare, più affondi. Nella menta.
Di esempi ne avrei a bizzeffe. Mi sono sempre venute così, senza nemmeno impegnarmici troppo. Che culo, eh? Avrei dovuto pensarci prima e farne, che so..un’arte, un metodo di sostentamento..Lauti guadagni, si..si..
Invece no, nonostante la veneranda età, continuo a collezionare figure di menta. Gratis .
La prima che ricordo, è accaduta tantissimi anni fa, ma sembra ieri…Purtroppo. Lavoravo in una società indonesiana, e il Direttore Generale, un giovane indonesiano, era musulmano, fervente praticante. Il che contemplava rispetto totale per le preghiere, il Ramadan, l’Idul Fitri etc.etc.
Ricordo che eravamo solo in due in staff in quei primi giorni, oltre al capo. Essendo uno start-up, c’era tutto da fare: da acquistare le scrivanie ad assumere il personale. Tutto. E un sacco di cartacce e pratiche da firmare, ovviamente. E io, da brava segretaria, producevo carta da firmare a ritmo serrato. Un venerdì pomeriggio, prima della chiusura della settimana, l’ondata di piena: decine e decine di fogli. Verso fine giornata, vedo il mio capo che esce dal suo ufficio e si avvia verso i bagni: “flippiti floppiti flippiti floppiti flippiti floppiti flippiti floppiti” il rumore attrae la mia attenzione: era lui, in infradito. Abituata agli originali, l’ho guardato velocemente e ho proseguito il mio lavoro. Al “flippiti floppiti” di ritorno mi alzo e gli vado incontro con il libro firma. Lui si ferma davanti a me e con un certo imbarazzo guarda prima me e poi il libro firma: glielo porgo e lui con un’ultima esitazione lo prende ed entra nel suo ufficio. Dopo pochi istanti, ri-“flippiti floppiti flippiti floppiti flippiti floppiti flippiti floppiti”, sempre verso i bagni. Toh! C’è un altro documento da firmare…Al suo rientro in ufficio la storia si ripete: altra minima esitazione, mi guarda e prende il libro firma. Dopo ancora qualche secondo, ri- ri-“flippiti floppiti” verso i bagni. Al che incomincio a pensarci. Veramente penso di tutto…come avrebbe fatto chiunque. Ma ovviamente non alla cosa giusta. Al ritorno dell’uomo, mi alzo con un foglio in mano, che avrei dovuto inviare via fax. Alla vista del foglio l’uomo si ferma in mezzo al corridoio, mani alzate, infradito e sguardo perso. Io lo guardo, mi fermo e alzo il solito sopracciglio pensoso. Immobili, alla mezzogiorno di fuoco. Poi un rumore mi distrae: era quel piffero del collega che, paonazzo, era ormai scivolato sotto la sedia dal ridere. Una rivelazione. “Oh, cazzo..” queste sono state le uniche parole che sono riuscita a dire, a mezza voce. Con nonchalance mi sono diretta verso il fax, mentre il collega stramazzava definitivamente e il capo si dirigeva felice e puro verso il suo ufficio.
Ora, ammetto di non aver pensato minimamente al discorso preghiera. E’ così, mi spiace. E lui, nel delirio è stato anche carino a non farmi sentire una cacchina spiegandomi che dopo le abluzioni non avrebbe dovuto essere contaminato da me. E ok anche questo. Ma quello stronzo del collega almeno avrebbe dovuto pagare il biglietto!!!
IO E
Lapsus Freudiano?
Ma…secondo voi, in una discussione lavorativa piuttosto spinosa, nella quale una povera segretaria stia parlando con i due top manager dall’azienda, è possibile che dovendo pronunciare la semplice, banale parola “riscatto” dica “riSCAZZO” °_°
<<...Cioè..intendevo “riSCAZZO”…Ehm…Volevo..insomma “riSCAZZO” !>> Non una…non due… bensì TRE volte di fila? Si, credetemi è possibile.
Ed è decisamente un lapsus freudiano.
Se fossi stata una uips come
MEMORABILIA
….La mamma è sempre la mamma….
Oggi vado un po’ off-topic…però ritengo ne valga la pena…
Ogni tanto, quando passo dai miei mi piace fare un tuffo nei miei casini, vecchi angoli della mia casa di “bimba” dove ritrovo sempre un ricordo, un tappo di bottiglia che ho tenuto in una festa particolare, un vecchio biglietto di cinema…Cose così…Pezzi della mia storia.
Ieri sera stavo per stracciare un foglio, un po’ pasticciato da una parte, ma prima di appallottolarlo tra le mani lo giro…E trovo uno scritto di mia madre, a matita, che riporto alla lettera.…
Fine settimana tipico di AkaiSuisei:
Rientro sabato mattina ore 3:30
Sveglia ore 8:30 per andare a pregare il Buddha
Rientro ore 13 per fare bagnetto
Ore 14:15 si siede a tavola. Suona il telefono: è il Pirla
Ore 15:30: esce per andare a Pavia a fare le vasche.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Volevo ricordarti che:
1° io non sono la tua serva
2° se non ti dai una regolata la casa te la cerco io, hai 30 anni, non ti vergogni a lasciare in giro tutto quello che hai lasciato in giro oggi?
Ti ho scritto perché con te non si può parlare…Non ti conviene cambiare la testa?
La Mamma
Ora, a parte la vergogna per il significato che aveva quel messaggio allora (bel tipino che ero, eh?) e le lacrime dal ridere che abbiamo versato tutti a casa rileggendo il resoconto materno, ho trovato questo messaggio assurdamente dolce e tenero. E’ passato così tanto tempo…Sono successe così tante cose… La mia vita è cambiata, ed effettivamente la testa l’ho cambiata sì…Anzi no, un paio di cose non sono cambiate proprio: continuo nella pratica del Buddismo e il Pirla è sempre quello….Due punti fermi nella mi vita, però.
Certo detto così non rende bene, ma per me son cose…
PAZIENZA????
Il ritorno…..
GOVERNA
RAFFORZA LO SPIRITO,
ADDOLCISCE IL TEMPERAMENTO,
SPEGNE IL RANCORE,
ESTINGUE L’INVIDIA,
SOTTOMETTE L’ORGOGLIO,
IMBRIGLIA
TRATTIENE
DOMA
SOPPORTA IL DOLORE...
MA NON TOLLERA I ROMPICOGLIONI!
Ho scelto questa vecchia massima per celebrare il ritorno in rete dopo tutti questi mesi…Quanto tempo…E pure un anno in più!...Però si sa, anno nuovo, vita vecchia… E così, tanto per non smentire la cosa, è proprio vero che più si invecchia, meno si ha pazienza…. A presto…
ONLY THE STRONZ SURVIVE….
Ovvero, i migliori sono quelli che se ne vanno prima…
Ripesco nei meandri dei miei ricordi di giovinezza il titolo di questa canzone, opportunamente adattato al caso. Gli stronzi vincono. Convincono. Stravincono. E sono gli unici che hanno buona vita nel mare di cacca che li circonda. Ovvio – vien da pensare – sono della stessa “pasta”…. Ma al di là della facile volgarità, come avrete intuito questo è un post arrabbiato. O forse più deluso e amareggiato. E comunque un post di conferma: solo gli stronzi sopravvivono nella folle idiozia che dilaga, la cattiveria gratuita, la piccolezza becera e ignorante della vita d’ufficio. Non ne ho la certezza, ma mi auguro fortemente che almeno in qualche altro settore gli stronzi non ci siano, o che siano meno concentrati. Concedetemi di crederlo, suvvia…
Un collega di recente ha lasciato l’azienda. Puff! Così, da un giorno all’altro. Si è presentato alla mia porta e mi ha detto: “Me ne vado”. Oddio, dovrei dire che in questi ultimi mesi c’è stata una vera e preoccupante emorragia di personale ma nonostante io sia sempre felice quando un collega lascia il posto (non fraintendetemi, la mia teoria sulle dimissioni è molto semplice: se uno se ne va è perché non sta bene dove si trova e ha trovato di meglio…), molti di questi ultimi sono stati veri “pesi” dai quali mi sono felicemente sollevata. Ma lui no. Lui è particolare. Un ragazzo dolce e preparato. Un “patatone”, come lo definirei io. Qui possono essere tutti figli miei, i young&aggressive, ma non so perché per quelli che sento più affini alle mie idee mi scatta un vago istinto di protezione. Lui, assunto per un preciso motivo strategico, avrebbe dovuto fare una normale gavetta che sarebbe culminata in una responsabilità seria e importante per l’azienda. Peccato che la gavetta ha dovuto farla con degli incapaci invidiosi. Penso che sia già chiaro come siano andate le cose, ma non potete avere l’idea di come lo siano nel dettaglio. Perché qui subentra il parossismo. Il ragazzo, sbattuto senza grandi maniere sul nostro principale e più agguerrito cliente, si è reso conto di non farcela. Ha chiesto aiuto, motivandolo lucidamente e senza tanti fronzoli a sua discolpa. Serio e professionale. La sua preoccupazione è stata l’azienda, prima che se stesso, altrimenti avrebbe proseguito fregandosene. L’aiuto non è arrivato né dai suoi diretti superiori né dall’azienda. E visto che ormai rischiava l’ospedale, è riuscito a salvare il salvabile: la sua pelle. E ha fatto bene. Ha passato i vari gradi gerarchici aziendali in cerca di appoggio e aiuto. Ciccia. Anche dalle vette. Tripla ciccia.
Al che, ormai dimissionario, il ragazzo senza troppe remore fa notare che l’azienda è OK, tutto è OK, va tutto benissimo a parte la gestione non troppo lineare delle risorse umane. Risultato? Si è sentito dire “non sarà una bella gestione ma i numeri confermano che va bene così…” Chissà, forse parlavano del diametro minimo richiesto per lo Stronzo Perfetto….
Ciao, Amico mio….

Rieccomi. Finalmente ho ripreso un po’ di forze. Né le pseudo-vacanze né le magnifiche cazzate di ispirazione lavorativa più recenti sono riuscite a sollevarmi dalla tristezza infinita nel quale sono sprofondata.
Anche il mio fedele Amico se n’è andato…Così, velocemente come è arrivato. Mi ha lasciato con ultimi gesti di una dignità istintiva e amorevole che solo un Amico può avere…
Grazie, Amico mio!
PRIORITA’ DELLA VITA
Ciao agli amici blogger, grazie per le visite e scusate l'assenza improvvisa...
Ci sono dei momenti nella vita nei quali quando hai un attimo di tempo e di lucidità cerchi di riflettere. Nel mio caso, come temo per altri, questi momenti in genere coincidono con fatti brutti, nei quali soffri, ti disperi, sei impotente e cerchi un perché che il più delle volte non trovi. Insomma, quei momentacci nei quali vorresti tranquillamente essere su Marte…O più in là. I più saggi questi momenti di riflessione li cercano; i meno, o meglio, gli esseri “umani” in genere li subiscono, sono loro imposti dalla vita stessa. Me ne è capitato uno nell’ultimo mese, un serio problema familiare che mi ha portato in uno dei luoghi più brutti che io conosca, l’ospedale. Al di là della facile ma triste ironia sulla (mala)sanità italiana, l’ospedale in genere è il luogo che più temo. Da sempre. Mi ritengo estremamente fortunata a non averne frequentati moltissimi finora, ma questa volta lo shock è stato forte, per la prima volta ho visto un reparto di rianimazione. Non voglio addentrarmi oltre in dettagli tecnici, non è il caso. Vorrei invece girarvi una domanda che mi sono posta in questi giorni: l’umano quando subisce un fatto negativo in genere “rinsavisce” improvvisamente e si chiede “ma come si fa a perdere tempo in certe cazzate quando ci sono problemi più gravi e seri? Certe volte prima di pensare alle cazzate si dovrebbe fare un giro all’ospedale...” Le avrò sentite centinaia di volte in questi giorni. Credo di averle dette e pensate io stessa. Fin qui è pacifico. Ma la mia domanda è questa: perché l’umano, una volta superato l’ostacolo, il momento negativo, la mazzata che sia, non ricorda di quanto ha provato poco tempo prima e torna a pensare e sprecare energie sulle solite banali cazzate? Possibile che in certi casi non si riesca proprio a imparare nulla? Siamo troppo egoisti ed egocentrici? E sto parlando anche per me….
MECCANISMI GERARCHICI AZIENDALI
Ristrutturazione e destabilizzazione – Part 2 : Figure da trasloco
L’impiegato medio cerca di accettare – o almeno si sforza – ogni cambiamento nel suo posto di lavoro. Se poi non ha voce in capitolo, va da sé. I più junior poi pagano lo scotto della loro condizione, mentre i senior seguono grottescamente le orme dei gerarchi fantozziani. Ma quanto ha ragione il caro Villaggio? Almeno qui ci siamo fermati al numero di piante, hubbettini e accocchi informatici vari presenti in ufficio. Niente sedie in pelle umana né esseri umani in acquari a muro. Per ora…
Per carità, ci sono i “Signori”, quelli che almeno all’apparenza non fanno un plissé, quelli che se ne infischiano. Pochissimi, ma ci sono. Urrà. Poi ci sono le vittime. Quelli che “noiolacassettieranonlamettosottolascrivaniacheègiàpiccolaepoinoncistoealloralametto
fuorisulladestra” detto tutto in un fiato ansioso e lacrimevole. Si, bravo, così ogni volta che il tuo collega si alza ci lascia la rotula. Bravo, tu sì che sei bravo.…
Poi c’è quello che sta distante dal muro. Senza un motivo particolare, o forse si: perché altrimenti “ha il fianco troppo contro il muro”. Ovvio.
E dulcis in fundo, arriva Lui. Lui, il senior tra i junior. L’eterno scontento. Colui il quale, rabbioso per non appartenere ancora alla casta eletta dei senior è in un limbo opprimente tra chi può e chi non può, quello che da brava mamma anatra lo vedi a passeggio nell’ora d’aria con gli accoliti, i lacchè e le vallette di turno. Lui capofila, e dietro tutti quanti – gerarchicamente disposti – a scodinzolare come docili anatroccoli. Lui è la persona che può far saltare un ufficio intero. Si, quello che, facendo leva sulla sua seniority (e sull’amicizia di qualche direttore) può dettare buono e cattivo tempo. Senza di lui, non si prendono decisioni. Eh..Metti che poi prendono la decisione “sbagliata”? Che dire della sua postazione, poi? Considerando che il tutto vale anche al femminile, l’espressione di Lui fin da quando riceve la triste notizia è da immortalare per i posteri. Sguardo basso, angoli della bocca piegati ancora più in basso. Che toccano terra quando entra nell’ufficio nuovo. Quello che quando era nell’ufficio vecchio aveva la scrivania in posizione Anti-Legge 626 (sicurezza sul posto di lavoro n.d.r.) e non c’era verso di convincerlo, perché lui era comodo così, mentre quando si sposta fa di tutto per essere ligio alla legge, ovviamente creando più scompiglio possibile.
E allora cosa c’è di meglio di rivalersi sull’ultimo venuto, sulla new entry? He..He…Qui i diavoletti si sbizzarriscono: la new entry, in genere donna e che non si può vantare di essere figlia, nipote, conoscente di chi sa chi la troverete di spalle alla porta, la scrivania praticamente sulla porta dell’ufficio e con l’anta dell’armadio che le sbatte direttamente sul fianco. Beh, parlavo di selezione naturale, tempo fa, no?
Infine l’immancabile polipone. Quello che dove si posiziona si allarga a macchia d’olio, tentacoli in ogni centimetro libero. Che non gli compete, ovviamente. E qui altra battaglia per cercare di convincere il polipone a ridimensionarsi ed evitare che gli altri gli taglino la testa. A volte mi tocca fare l’ambasciatrice tra le fazioni. Ogni tanto però lo spiritello cattivello prende le redini e mi infonde quella voglia di lasciarli fare. E stare lì a guardare mentre si accapigliano come bimbetti dell’asilo. E io lì in mezzo, a guardare e ascoltare, mentre tristemente penso che si, certamente la mia vita è fuori. Via, lontano da qui.
MECCANISMI GERARCHICI AZIENDALI
Ristrutturazione e destabilizzazione – Part 1
Che il cambiamento nell’essere umano possa generare stress è scritto ovunque, dalla stampa femminile ai testi di psicologia. Ovviamente ci sono dei distinguo che possono variare da essere ad essere. Soprattutto da animale d’ufficio ad animale d’ufficio. Io stessa, nonostante l’età, l’esperienza, il buddismo e i tentativi di rimanere il più possibile fuori dagli schemi sono parte del meccanismo (*sigh!*). Ma c’è chi reagisce meglio, e chi peggio. Come accennato qualche post fa, sono stati eseguiti dei lavori, qui da noi. Di ristrutturazione. Che da noi corrisponde a destabilizzazione. Ristrutturazione fisica e destabilizzazione mentale. Proprio così. E’ molto interessante osservare le reazioni, gli atteggiamenti delle persone alle quali è comunicato un semplice cambiamento d’ufficio, o di postazione di lavoro. E maggiore la seniority, maggiore la difficoltà. Di assorbire il colpo. Al di là dello spostamento fisico con annessi e connessi, maggiore è la seniority, maggiori sono i capricci. “No, ora non posso…””Ma cos’è questa novità?”” E perché?” Sono le frasi più gettonate, espresse in genere con malcelata angoscia e frustrazione. Lo spostamento destabilizza anche il più duro dei duri. E’ tuttavia facile da comprendere. O meglio, a essere buoni, invece di etichettare tutti come dei puerili rompicoglioni si possono spezzare lance e dire che dopo un po’ di tempo si crea complicità con i compagni…(Di cosa? Di classe? Di sventura? Di merende??). Che l’ambiente, la grandezza della stanza e l’orientamento della luce creano un senso di appartenenza…(In miniera! Subito!!!!) Che l’orientamento della scrivania stessa se cambiato dopo lungo tempo crea problemi…(Si, la labirintite da orientamento di scrivania, la piaga del XXI secolo…Ma per cortesia…). Ricordo che anche a me, dopo lunghi anni di solitudine in un piccolo ufficio, quando mi hanno appioppato la junior da coltivare era venuto un atroce senso di oppressione. Ma il mio fastidio era di natura fin troppo normale: avendo a che fare con “la Rana dalla Bocca Larga” era divenuto impossibile pensare ad alta voce, parlare al telefono dei fatti miei senza che il resto dell’ufficio sapesse tutto, appunto. Beh, quello si che è un disagio, non trovate?.
Ma tra le situazioni più tragicamente buffe vi sono gli Appostamenti e dalla Morra. Si, avete inteso bene. Quando si spostano delle persone in un ufficio senza che vi sia una distribuzione dei posti stabilita, si dà il via alle danze: appostamenti, gente che non è mai entrata in ufficio prima delle 10 che alle 08:01 è già sulla porta d’ingresso. Come al primo giorno di scuola: chi prima arriva, meglio alloggia. Dicevo le danze. Si, le danze in genere hanno luogo all’interno del perimetro dell’ufficio nuovo. Chi zompa di posto in posto come un grillo per capire la postazione migliore (meglio se non di spalle alla porta, possibilmente d’angolo e il più defilato possibile), e chi risolve tutto con improbabili lotterie e giochi della morra. Si, ci si gioca il posto a estrazione. Da vedere! Poi quelli che cambiano i cartellini dei tavoli (ma quello ancora prima, tra le 7 e le 7:30 del mattino, onde evitare testimoni) e… Per ora mi devo fermare…A presto la prossima!!!
DESTABILIZZATA!
...Un altro segnale?? Probabile..
Uno dei punti fissi della mia vita lavorativa è l’appuntamento mattutino con i pochi simpatici colleghi al caffè. Al baretto sotto l’ufficio. Gesti che ormai sono diventati meccanici: la chiamata ai colleghi per l’adunata, la fermata ai piani per recuperare tutti, poi giù nel seminterrato per prendere la scorciatoia al baretto. E poi il saluto alla commessa grrrrintosa in tacchi a spillo e guaina similpelle alle 8 del mattino, al macellaio con l’occhio porcino e via, guidati dall’aroma del caffè fino alla meta. In genere preferisco il tè. Verde, possibilmente giapponese. Ho iniziato a bere caffè al primo lavoro in ufficio. Quando facevo l’interprete, non ne avevo bisogno. Chissà perché….
Quando entriamo nel baretto, l’atmosfera cambia. Sembriamo l’Armata Brancaleone, siamo in quattro ma facciamo casino per venti. Ma almeno rallegriamo il nostro spirito e quello degli avventori, tant’è che ho anche detto al proprietario che ci offrisse quantomeno i caffè visto l’intrattenimento…Tirchione!
La solita lotta al pago io! No pago io! No!No! e percorso a ritroso sempre ridendo. Poi, improvvisamente seri e composti, si incomincia a lavorare.
Ma oggi no. Oggi non è stata la stessa cosa. Oggi abbiamo saputo che il ragazzo del bar, Roby la caffettiera più buona del west, lascia il nostro baretto per una nuova avventura. Destabilizzante. Estremamente. Anche perché un ruolo importante negli scherzi al baretto l’aveva anche lui. Eravamo solo in due, oggi, e ci siamo trascinate su per le scale come se ci avessero dato una mazzata. Assurdo. La cosa più brutta è che quel bar praticamente funziona solo per quel ragazzo. I suoi modi gentili, simpatico ma mai invadente… E quei caffè, quei cappuccini…I nostri poi, truccati con cacao e cannella (ho lanciato la moda del caffè truccato anche qui nella periferia milanese, voglio i diritti!!!). *sospirone* Ci vizia così bene che la giornata prende subito una piega diversa! E invece quando se ne andrà rimarranno i proprietari, che oltre a non sapere fare palesemente quel lavoro, sia nei modi sia nella tecnica, fanno dei caffè urfidi…. Chissà…Un altro segnale? Probabile…Comunque sia, in bocca al lupo Roby, ci mancherai…
ALBO
ALESEGRETARIA
ASPIRANTEPRECARIO
BEPPEGRILLO
CARAMPANISMI
CECYBLOG
CHIARAMENTEPOSSIBILE
DARKVAMPIRELLA
DILLO AL CAPO
ERIADAN
LA PINA
LA REGINA DELLA NOTTE
LASEGRETARIAPERFETTA - una collega....
LO SGLAPS DI FRAN
MITAKUYE OYASIN
OLIN
ORSOCICCIONE
PANDA LIKES...
PEZZI D'UFFICIO
PIATTOCALDO
PLATINETTE
TEMPESTAPERFETTA
ZORFLICK
visitato *loading* volte