LA SEGRETARIA PERFETTA

Vita quotidiana di una segretaria "fuori dal comune"...

giovedì, 27 luglio 2006

RITRATTO DI PENDOLARE
 
Raduno qualche recente episodio della mia vita da pendolare... con la promessa che  farò qualcosa per migliorarmi...Devo farlo, se vado avanti così.... Giuro!....
 
Episodio 1: La ControllorA
 
Un paio di settimana fa sono uscita dall’ufficio con un ritardo assurdo rispetto alla media. Arrivata in stazione vedo che i treni verso casa hanno dei ritardi a dir poco improbabili..60...80 minuti!
Epperò...Cos’è...facciamo i conti che visto che il bonus pendolare è erogato nel mese successivo al ritardo, come i ticket restaurant, e visto che il prossimo è agosto e tutti sono in ferie scialiamo con i ritardi valà, che tanto non si fa sconto a nessuno in agosto...Ommamma...sto diventando veramente machiavellica...Tornando a noi, corro corro e vedo che in stazione c’è un treno a me comodissimo che sta per partire. Mi fiondo all’ultimo binario (ovviamente...) e mentre sto per salire (altrettanto ovviamente..) si chiudono le porte, quelle odiose porte a fisarmonica. Nei tram e nelle metrò sono rimasta chiusa tra le porte un sacco di volte, e ne sono uscita indenne, ma qui, non so perchè, ho avuto timore...Ma visto che c’era il controllore proprio su quel vagone che mi guardava non ho insistito.  La donna, perchè di donna si trattava, era al telefono per dei palesissimi cazzi suoi e mi guarda, facendo finta di nulla. Io picchio sulle porte chiuse e la guardo dicendole “può aprirmi?” ma lei prosegue per i sempre più palessissimi cazzi suoi e mi guarda facendo spallucce. Non sono riuscita a trattenermi. Con una furia mai vista ho iniziato a picchiare sulle porte inveendo in maniera brutale contro quella, sua mamma e penso fino alla settima generazione. Stavo per sfasciare le porte già messe male del treno e - cosa più terrificante (per la controllorA che si era ormai rifugiata contro la porta opposta) il treno non partiva. Io urlavo come una pazza e il treno non partiva. E quella immobile contro la porta. Sembrava una scena manga, ma di quelli che fan ridere, sulla carta. Poi, bontà sua, il treno finalmente parte. Mi sono girata perso il marciapiede e ho visto che tutti mi guardavano. Sinceramente, non me ne è importato nulla. Anzi, meno male che nessuno ha detto niente...Sarebbe stato peggio. La cosa che mi ha raggelato è stato pensare alla violenza che covavo in me. Non pensavo proprio di poter arrivare a tanto!! Non voglio indagare, ma magari quella controllorA non poteva proprio aprire quelle porte...chissà...Ma, se avesse potuto e non l’ha fatto di proposito...con tutti gli accidenti che le ho spedito chissà dove sarà ora....
Episodio 2: La tendina
 
Il mio viaggi di ritorno nella padana è da nord a sud. Il sole è ancora alto fin dopo le 19, e si sente, su un treno pendolari di media schifezza. Quello che riesco a prendere in genere è ad alta schifezza, ma quella sera al volo ho preso un treno prima – ovviamente in ritardo – e c’era l’aria condizionata(*). Ora, chi viaggia su questi treni ed è dotato di un minimo spirito di osservazione si rende presto conto che si ritroverà il sole caldo – caldissimo sulla destra, e l’ombra sul lato opposto. Se non sei proprio l’ultimo a salire e ci sono un po’ di posti liberi, puoi anche avere la scelta sul dove sederti. Io amo il sole, sto bene a non meno di 32° ergo cerco quando possibile di sedermi sulla destra del convoglio. E cerco di avere il sole in faccia, o comunque guardare fuori dal finestrino quei campi verdi che mi rilassano tanto. Mi piace, che problema c’è??? Il problema c’è quando ti trovi una sul treno, magari già seduta da una fermata precedente, che invece il sole lo odia. In genere sfigata, sfigatissima, che se la tira in una maniera impossibile, che non è capace di stare ferma nemmeno se la leghi tanto è nevrastenica e che in principio ti chiede gentilmente per quanto può la sua vocina stridula “può per cortesia chiudere la tenda?” Io la guardo. Sto un attimo zitta e la valuto. La prima risposta che mi sale è “No. Se vuole l’ombra si sposti pure dall’altra parte, che c’è posto.” La ri-valuto. Questa è proprio messa male, poveraccia. Il suo corpo è scosso da movimenti quasi inconsulti e non sta ferma. Allora, mossa da pietà, chiudo la tenda tanto quanto basta a lasciarmi uno spiraglio per permettermi di vedere fuori che però non le dia fastidio. Giuro, lei era in completa ombra. Ma ho fatto un errore di valutazione, i binari dopo un po’ hanno effettivamente cambiato direzione e un po’ di sole diretto è entrato nel vagone, ma lei comunque non ne era toccata!...Questa che fa? Sbuffa rumorosamente, si allunga verso il finestrino, mi sbatacchia un po’ e mi strapazza la tendina, chiudendola completamente e con forza. Io mi giro verso di lei, che mi guarda di sottecchi dagli occhiali scuri. Che il Budda Mai Sprezzante non me ne voglia troppo, ma avrei voluto colpirla. Si, una gomitata in pieno volto. Tanto, per quello che era...poco male...e invece no. Mi sono controllata. Non ho detto assolutamente niente, mi sono limitata a girarmi verso di lei e fissarla, a circa 20 centimetri di distanza per i 10 minuti che mi rimanevano di viaggio. Ha! ...Uno spasso! Penso di averla massacrata più che se le avessi mollato la gomitata...Arrivata alla mia fermata, per scendere devo passarle davanti. Mi alzo, le passo davanti e con nonchalance le schiaccio rovinosamente un piede sandalato. “oh...scusi!...sa, non si vede niente qui...è così scuro....” ...E sai che devi fartene della tua tendina?....
(*) Ma avete visto cosa hanno fatto per riadattare i treni locali senza aria condizionata? Hanno messo dei condizionatori enormi e decisamente sovradimensionati che fanno un gelo assurdo. I pendolari che conosco sono tutti raffreddati! Complimenti all’ingegnere che si è applicato con zelo. Peccato che lo stock di macchine vanno bene per i vagoni grandi dei treni a lunga percorrenza, non per i vagoncini da pendolare. Vita grama da pendolare...deh....
 

Postato da: AkaiSuisei a 12:18 | link | commenti (3) |

martedì, 04 luglio 2006

...SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA!
...Si, anche i Borgia lo erano...
 
Lavorando da sempre ai cosiddetti piani alti, mi sono sempre chiesta come fosse possibile vedere tante persone sbagliate al posto giusto e tante persone giuste al posto sbagliato. Nel tempo, le uniche risposte che ho avuto sono state le varie leggi di Murphy,  le periodiche congiunzioni astrali e la famigerata ma sempre attuale sfiga. La mia, di sfiga. Si, perchè le persone sbagliate al posto giusto in genere sono sempre stati i miei capi, o comunque miei superiori. Come credo aver già detto, non mi sono mai posta troppi problemi nel dire si o no quanto l’ho ritenuto giusto anche se contrario al parere del capo, ed è per questo che non ho mai fatto carriera. A questo punto, amen. L’unica cosa che mi fa rimuginare sulle mie scelte tattiche ora è che il mio stipendio non è quello che vorrei... Per il resto, sono tranquilla con me stessa, che è la cosa che più conta per me.
Il titolo di questo post parla della famiglia. La famiglia lavorativa in questo caso. Non ho mai considerato il posto di lavoro una famiglia-bis. Ho sempre lavorato tanto – troppo mi dicono i più -  mi sono sempre impegnata ma grandi amicizie non ne ho mai avute, un po’ per la posizione che occupo e un po’ perchè di amici veri ce ne sono sempre pochi in giro (sempre valido sul lavoro il detto “l’amico di oggi può essere il nemico di domani”...) Mi fa invece morire quando i capi si ingegnano per creare quello spirito unitario “volemosebbene” molto papale ma decisamente poco pratico sul lavoro. O meglio, ponendo il caso dell’azienda ideale, dove c’è rispetto per la persona, per il lavoro che svolge la persona, dove andare al lavoro ti mette allegria, ebbene lì diventa quasi un “piacere”, oltre che un dovere, è praticamente spontaneo. Si organizza qualcosa extra-intra lavoro? Ottimo!... Sappiamo tutti però che l’azienda ideale non esiste. O forse sì, ma vorrei che chi la conosce me la segnalasse... Tornando al discorso famiglia lavorativa, dicevo che senso ha se per 364 giorni all’anno uno si sente costantemente insultato nel proprio essere persona-lavoratore-pensante (“lei non è pagato per pensare” è la frase più gettonata), oltre a una serie di ignominie varie che per brevità ometterei, che un giorno i dotti decidano che per un giorno – magari un week-end – i peones diventino le star dell’azienda. Avremo tutti ai nostri piedi e il nostro pensiero sarà l’incipit della nuova era dell’azienda. Ci sarà un evento aziendale con ricchi premi e cotillons, gnocchi e gnocche e champagne per tutti. Un po’ come quegli eventi all’americana, quegli “incentive” con famiglie al seguito che mettono tutti in uno stato di allegria catatonica per dimenticare per un week-end la tristezza della realtà. Mah...Sono sempre stata un’ottimista-realista, e ho sempre avvertito (minacciato?) gli amici troppo allegri del brusco risveglio che in genere aspetta tutti prima o poi...Mi chiedo il lunedì dopo il weekend cosa potrà mai portare... Anzi no, non me lo chiedo, semplicemente chiedo delle ferie....

Postato da: AkaiSuisei a 17:12 | link | commenti (5) |

 

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Utente: AkaiSuisei
....Quando lo capirò vi farò sapere!....

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