PROFESSIONE: SOCIALMENTE UTILE
.....Che sia ora di far un po’ di pulizia nella mia vita?
Mi considero una persona fondamentalmente buona (che qui da noi fa rima e sta di un bene con cojona...) e me ne vanto. Il mio problema principale è che quando qualcuno mi tratta ingiustificatamente male o mi prende in giro trova una spiacevole sorpresa: me incazzata. Mi dicono che sia “terribile” in quei momenti. Ma non direi poi così terribile. Certamente non piacevole. Ma come tutti, credo...
Il fatto poi che cerchi di praticare il buddismo pare che faccia di me una persona socialmente utile. Si, utile a essere il “punching ball” di bastardi, randagi e pazzi. La valvola di sfogo. Quella con la quale prendersela. “cosa vuoi... Lei è buona”. Fanculo. Fanculo loro e il buonismo.
Io non sono buona. L’essere buona non è di questo mondo umano, ahimè. Forse di cani, gatti et alia, ma non qui. Non tra noi animali bipedi, ma pur sempre animali...
La cosa che mi fa riflettere è che le tonnellate di buone intenzioni che porto sulle mie gracili spalle a volte si ritorcono direttamente su chi provoca in me questi scatti d’ira funesta trasformandole in una incontenibile slavina che provoca più danni che altro. Cosa brutta, direte voi...Cosa orribile, dico io! Al lavoro mi capita il periodo di “scazzo” nel quale divento un’altra persona. Non più la solita “buona e caring” Segretaria Perfetta, sempre efficiente e disponibile ad aiutarti, ma una professionale e distaccata. Insomma, a mo’ di sciopero bianco giapponese, asettico e disarmante, ma professionalmente feroce e intransigente.
Insomma, i miei alti e bassi sono questo, al lavoro. Mai cadere nel menefreghismo autodistruttivo, nel senso di essere sempre e comunque dalla parte della ragione, in modo tale che se qualcuno dovesse mai attaccare, essere sempre professionalmente in una “botte de fero”, ma feroce come un leone al primo tentennamento del malcapitato. Nella vita privata non sono molto distante. Una stronza? Beh, mi è capitato anche di sentirmi chiamare così di recente ma da un'amicizia ventennale. Un’amicizia che – ovviamente – non è più tale, ma che mi ha messo di fronte al crudele opportunismo di chi consideri erroneamente un amico. E sapete qual’è stata la mia risposta? Magari! Si, magari fossi una stronza. Una di quelle stronze che più stronze non si può. Una di quelle che incutono terrore solo a parlarne, di quelle che se solo ti permetti...di quelle STRONZE, insomma, tutte maiuscole. Cavoli, ce ne sono talmente tante di persone stronze in questo mondo...Ma io no. Io sono quella che ci va di mezzo anche se non c’entra...O anche se ha fatto di tutto per far sì che le cose filassero per il verso giusto..anche rimettendoci...Sono quella che ci rimette. Che crede nell’amicizia, nella lealtà. Ora sono un leone in un angolo che si lecca le ferite. Profonde e ingiuste. Non sono una santa, mai sostenuto tal cosa, ma la pazienza ha un limite. Ergo, è ora di fare un po’ di pulizia nella mia vita. E’ ora di svecchiare il tutto, dare una svolta. Anche lavorativamente, ma a quello ci penserò a tempo debito... Per ora, mi auguro che questo anno che verrà mi porti qualcosa di nuovo e bello, che mi aiuti a rimarginare le ferite causate dai biechi esseri in cui ho creduto per così tanti anni. Sono stata una sciocca? Forse. Ma nella mia buona fede, io sono stata una Amica. Ho creduto nel mio gruppo e ho fatto tanto per loro. Non volevo nulla in cambio, a parte il minimo del rispetto. Da parte mia, non c’è più nemmeno quello... Auguro a tutti voi di poter contare su amici veri, in questo nuovo anno. E’ importante avere amici veri. E ora, per chiudere in bellezza: ‘fanculo te e tutte quante, Maestro!
L’ORDINE SOVVERTITO DELLE COSE
Episodio # 5: Si faccia i fatti suoi...
Ne sono convinta, ormai. Viviamo in uno stato di sovversione. L’ordine naturale delle cose è sovvertito. I comportamenti sono l’esatto contrario di qualche annetto fa. E ve lo dimostro.
Sono stata in quel di Bergamo per una visita accurata agli occhi. Si temeva un problema serio dovuto allo stazionamento davanti al piccì. Pare di no, per fortuna, ma il viaggio è uno di quelli da ricordare.. La visita è stata abbastanza traumatica, ma la cosa che più mi ha destabilizzato è stato l’effetto atropina, quando ti mettono quelle gocce brucianti e ti lasciano brasare in un angolo buio per un po’. Dopo non vedi più niente. O meglio, sembra che so, che ti sei fatto una tisanuccia maya allucinogena. Da lontano ancora ancora, ma da vicino sembra di essere in un incubo... A visita finita, corro (relativamente, ovvio, altrimenti vado a sbattere) in stazione per il primo treno dalla città spenta alla città caotica. Ennesimo treno-carro-buoi, maleodorante, sgualcito. E mi sembrava così pur non vedendo chiaramente...Immaginate se avessi visto bene...!
Mi siedo in un angolo e in un rumore assordante di ferraglia si parte. Peccato che, non conoscendo la linea, mi sono presa un omnibus. Dall’altoparlante ho sentito i nomi dei paesi più strani della bergamasca. Fuori, solo macchie scure e chiare, vedevo ancora poco. Avvicinandoci a Milano il treno incomincia a riempirsi, l’ora pendolari è implacabile. Verso Monza assisto a una scena da “amici miei”: gente che in tutta fretta si spinge da un vagone all’altro, spintonandosi, come se stesse scappando dal fuoco. Mi preoccupo, ma non vedo ancora bene..Una signora, in piedi in mezzo al vagone sbotta petulante: “Ecco...C’è il controllore...Vedi? Vedi? Questa è tutta gente senza biglietto!” La gente continua ad accalcarsi, la scena è grottesca. A breve arriva il controllore. Giacca verde FS stile “in bolletta” (mai colore fu più azzeccato..) credo con folta barba bianca. Passa tranquillo tra i sedili ma non chiede i biglietti. La signora lo ammonisce:” Vada..Vada di là...Sono corsi tutti di là...E’ tutta gente senza biglietto!” Il controllore non fa una piega, e continuando a camminare butta alle sue spalle, “Lei signora ce l’ha il biglietto?” E la donna risponde perplessa: “Si!” E il controllore la gela: “Bene, allora si faccia i fatti suoi.” E passa nell’altro vagone.
Ora, mi è sembrato che la signora fosse un po’ acidula e irrequieta, e fin qui ci siamo. Ed effettivamente era da dimostrare che tutti quelli che erano corsi dall’altra parte non avessero il biglietto... Ma da qui a risponderle in quel modo, ce ne corre! Se mi fossi sentita meglio, sarei intervenuta. In fondo, quel fantoccio deve la sua presenza e un lavoro esclusivamente a quelli come noi che il biglietto lo pagano, seppure controvoglia, visto il servizio assurdo. E – sinceramente – ci avrei scommesso che quelli che sono corsi dall’altra parte il biglietto non l’avevano proprio. Ma non stavo niente bene, e ho lasciato alla signora e alle sue amiche lo spreco di fiato dei commenti. Dopo qualche minuto, proprio quando sto per riappisolarmi, va via la luce nel nostro vagone. Ma...Solo nel nostro! Il precedente e il successivo sono illuminati. Passano interminabili secondi, e la luce non torna. Probabilmente molti stavano leggendo, e qualche imprecazione incomincia a sentirsi. Passano i minuti e la gente si agita sempre di più. I vari “Allora?” “Che palle” “Che schifo” si sprecano...Finchè un signore grida “ Allora vogliamo fare qualcosa? Si può sapere che è successo?” Io stavo bene, al buio era l’ideale...Ma ho pensato alla ritorsione malefica del controllore strigliato e ad alta voce ho buttato “Vede Signora, è colpa sua, se stava zitta prima...!” Hanno riso per 10 minuti...